La destruction de la Bibliothèque d'Alexandrie


F.S., 2008


[ Histoires ]    

 

I libri di Aristotele e di Teofrasto

La ricca biblioteca di Aristotele, arricchita dal successore Teofrasto, viene da questi lasciata a Neleo di Scepsi, anziché al nuovo direttore del Liceo (Peripatos) Stratone, reduce da Alessandria.

Neleo, che già aveva seguito Aristotele ad Asso, presso il tiranno Ermia, dopo la morte di Platone, lascia definitivamente Atene portando con sé l'intera biblioteca. Restano ad Atene solo le "dispense" dei corsi di Aristotele, compilate dagli allievi ma non da Aristotele stesso.

( Quando Zenone ed Epicuro visitano Atene le opere di Aristotele non sono più disponibili ).

Per molti anni, gli eredi di Neleo a Scepsi rifiuteranno le offerte dei potenti bibliotecari di Alessandria e di Pergamo, ansiosi di procurarsi le opere di Aristotele.

Soltanto nel … i malconci libri aristotelici sono venduti a Apelliconte, uno pseudo-letterato di Atene; questi si associa al tiranno Atenione, che convince gli Ateniesi ad allearsi con Mitridate re del Ponto contro i Romani.

Roma è allora alle prese con Tiberio Gracco e con un'interminabile rivolta degli schiavi in Sicilia. Quando Silla infine riconquista la Grecia nell'86, Atene è messa a sacco e la biblioteca di Aristotele è trasportata a Roma col bottino personale di Silla.

 Cicerone, il grammatico Tirannione, il logico Andronico di Rodi, consultano le opere di Aristotele a casa del figlio di Silla, Fausto, e tentano qualche compilazione incompleta.

Rovinato dai debiti, il figlio megalomane di Silla deve alla fine vendere i suoi beni, e le opere di Aristotele vengono disperse al vento. Non se ne sentirà più parlare.

I Greci e i popoli del nuovo impero

Con le armi dei Macedoni, i Greci erano divenuti in pochi anni casta dominante dell'intero mondo conosciuto, dalla Sicilia al Nord-Africa, dalla Penisola Balcanica all'Asia Minore, dall'India all'Afganistan dove Alessandro si era arrestato.

I Greci non impararono le lingue dei loro nuovi sudditi, ma compresero che per dominarli bisognava capirli, e che per capirli bisognava da un lato conoscere la loro storia, e dall'altro tradurre e raccogliere i loro libri.

Attenzione particolare ricevettero i libri sacri, perché la religione era la porta dell'anima del popolo.

Il sacerdote Manetone di Eliopoli fu incaricato di raccogliere le storie egizie; allo stesso modo Megastene fu incaricato da Seleuco di scrivere la storia indiana (e Berosso quella persiana).

Nacquero poi biblioteche regie in tutte le capitali ellenistiche.

Il re di Libia, grande ammiratore di Pitagora, raccoglieva libri. Eumene, figlio di Attalo, costituisce la biblioteca di Pergamo**; ivi, a differenza di Alessandria, le opere non venivano purgate o corrette : gli stoici accettavano l'idea dell'anomalia : i libri non si toccano per quante stranezze contengano.

Posidonio ad es. pensava che la descrizione dello scudo di Achille concernesse in realtà i 10 cerchi del cielo, e che tra i versi omerici si celasse anche una teoria delle maree.

In assenza delle opere di Aristotele, cominciano a circolare pseudo-opere aristoteliche, alcune apprezzate e commentate pur se considerate false.

 

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** L'ultimo re di Pergamo lasciò il regno in "eredità" a Roma; ne segue una rivoluzione, guidata da Andronico.

Ad Alessandria

Al tempo di Tolomeo Soter, Ecateo di Abdera visita l'Egitto e descrive il suo viaggio nelle Storie d'Egitto. Viene istituito il Museo, con a capo Zenodoto di Efeso.

Demetrio di Falera, costretto a lasciare Atene da Demetrio Poliorcete, arriva ad Alessandria e convince Tolomeo a costruire una Biblioteca Reale, annessa al Museo. Demetrio e Aristea convincono inoltre Tolomeo a tradurre la Bibbia dall'ebraico al greco.

Erano già stati tradotti un paio di milioni di versi di Zoroastro (in confronto, Iliade e Odissea contano poche decine di migliaia di esametri).

72 dottissimi Ebrei, inviati da Gerusalemme, sei per ognuna delle tribù, banchettano per 7 giorni con Tolomeo Soter, poi vengono isolati a 7 stadi dalla città, sull'isoletta di Faro.

Ivi traducono la Bibbia in greco in 72 giorni !

Tolomeo III ha una moglie macedone, Euridice figlia di Antipatro (sostenuta da Demetrio che di Antipatro era amico), e una moglie Berenice di Cirene (quella della "chioma"), sostenuta da Callimaco, anch'egli di Cirene.

Quando al trono viene designato un figlio di Berenice, Callimaco assurge agli onori, e può infine far venire da Cirene l'onnisciente Eratostene.
 

I libri bruciati da Cesare

Tolomeo Aulete, il pazzo, fu riportato sul trono dagli 'amici' romani (aveva pagato 6000 talenti a Cesare).

Diodoro di Sicilia, a Alessandria, scrive 40 libri raffazzonati di "Biblioteca storica".

Non usa la biblioteca del museo, ma quella pubblica del Serapeo (nel recinto del tempio di Serapide), che raccoglieva comunque le copie delle migliori opere - 42.800 ai tempi di Callimaco.

Cesare tenta di pacificare Tolomeo xxx e Cleopatra, ma cade in un agguato teso dai due consiglieri del re : il generalissimo Achilla e l'eunuco Potino, che sollevano la popolazione.

Cesare de la cava di stretta misura, chiudendosi nel palazzo reale, incendiando le navi alessandrine nel porto e rifugiandosi nel Faro. Secondo la descrizione di Lucano (l'unica attendibile) non bruciano affatto libri della biblioteca.

Cleopatra sposa un altro fratello, Tolomeo XIV, ma in realtà ha un figlio da Cesare. È una leggenda che Antonio abbia promesso a Cleopatra i testi della biblioteca di Pergamo.

Ottaviano, sconfitti Antonio e Cleopatra, assume personalmente la gestione della "provincia Egitto" ( fonte di una lauta rendita) e la nomina del direttore del Museo.

[ Vent'anni dopo la "notte di Cesare", Strabone passa cinque anni ad Alessandria. Scrive un'opera storica, la Continuazione di Polibio, perduta, e la famosa Geografia, ma non parla di libri incendiati ].

 

La fine della grande biblioteca

Nel 640, anno 18 dell'Egira, l'emiro Amr ibn al-As ha conquistato Alessandria intatta.

Scrive al califfo Omar di avervi trovato 4000 palazzi, 4000 bagni pubblici, 400 teatri o luoghi di divertimento, 12.000 negozi di frutta e 40.000 Ebrei tributari.

Fa smantellare una parte delle mura e delle torri, e costruire la Moschea della Clemenza; impedisce ai suoi uomini di darsi al saccheggio.

L'emiro non è un illetterato, e si fa raccontare dal vecchio Giovanni Filopono e dal conservatore Filarete la storia della biblioteca. Ecco la storia :

Né Cesare né Ottaviano hanno causato danni alla biblioteca.

Nel 350 d.C., invece, Alessandria era stata conquistata da Zenobia, regina araba di Palmira, che si pretendeva discendente di Cleopatra. L'imperatore Aureliano in persona riconquista Alessandria, e il quartiere del Bruchion, dove si trova la biblioteca, subisce i maggiori danni.

Pochi anni dopo, anche Diocleziano mette a sacco la città. Il Museo, appena restaurato da Diofanto, subì probabilmente gravissimi danni.

Nel 391 i cristiani distruggono tutti i templi pagani, tra cui anche lo splendido Serapeo.

Teone, padre di Ipazia, è l'ultimo direttore del Museo. Ipazia è linciata nel 415 da una folla di cristiani fanatizzati dal patriarca Teofilo (seguace di S. Cirillo).

Successivamente Alessandria è occupata dal persiano Cosroe, invano contrastato dall'imperatore Eraclio di Bisanzio.

I rotoli erano spariti da tempo, rimpiazzati da copie su pergamena, più o meno fedeli agli originali.

Torniamo al 640.

L'emiro deve chiedere al califfo Omar, il bigotto, cosa fare dei preziosi libri alessandrini.

Dopo circa un mese (tempo del viaggio) riceve la risposta :

"… quanto ai libri : se il loro contenuto si accorda con il libro di Allah, noi possiamo farne a meno, dal momento che, in tal caso, il libro di Allah è più che sufficiente.

Se invece contengono qualcosa di difforme rispetto al libro di Allah, non c'è alcun bisogno di conservarli. Procedi e distruggili. "

Amr incominciò quindi l'opera di distruzione.

Distribuì i libri tra tutti i bagni di Alessandria perché fossero usati come combustibile delle stufe che li rendevano così confortevoli.

Il numero di questi bagni, scrive il cronista Ibn al-Qifti, era ben noto.

Si narra che ci siano voluti ben sei mesi per bruciare tutto quel materiale Furono risparmiati soltanto i libri di Aristotele…

Così si conclude la storia della Grande Biblioteca, frutto degli sforzi di generazioni di sovrani e di letterati.

Da : La biblioteca scomparsa, di L. Canfora.

Les livres d’Aristote et de Théophraste

La bibliothèque d’Aristote, enrichie par son successeur Théophraste, a été léguée par celuici à Nélée de Scepsis, et non à Straton le Physicien, rappelé d'Alexandrie à la direction du Lycée (Péripatos).

Nélée qui, après la mort de Platon, avait déjà suivi Aristote à Atarnée auprès du tyran Hermias, quitta définitivement Athènes en emportant avec lui la totalité de la bibliothèque. Ne subsistèrent à Athènes que les « notes » des cours dispensés par Aristote, compilés par ses élèves, mais non les textes originaux d’Aristote.

(Quand Xénon et Epicure visitèrent Athènes, vers 310 av. J.C. les œuvres d’Aristote n’étaient déjà plus consultables.)

Pendant de nombreuses années, les héritiers de Nélée à Scepsis rejetèrent les offres des puissants bibliothécaires d’Alexandrie et de Pergame, désireux de se procurer les œuvres d’Aristote.

Ce n’est que vers 88 av. J.C. que les livres aristotéliciens en fort mauvais état furent vendus à Appellicon, un soidisant lettré d’Athènes ; celui-ci s’associa au tyran Athénion qui convainquit les Athéniens de s’allier à Mithridate, roi du Pont, contre les Romains. Rome avait alors des démêlés avec Tibérius Gracchus et était aux prises avec une interminable révolte des esclaves en Sicile.

Quand Sylla reconquit enfin la Grèce en 86, Athènes fut mise à sac et la bibliothèque d’Aristote fut transportée à Rome en tant que butin personnel de Sylla.

Cicéron, le grammairien Tyrannion, le logicien Andronyque de Rhodes, consultèrent les œuvres d’Aristote chez le fils de Sylla, Faustus, et tentèrent d’établir une compilation restée incomplète.

Rongé de dettes, le fils mégalomane de Sylla dut finalement vendre tous ses biens, et les œuvres d’Aristote furent dispersées aux quatre vents. L’on n’en entendit plus parler.

Les Grecs et les peuples du nouvel empire

Avec les armes des Macédoniens, les Grecs étaient devenus en peu d’années la caste dominante du monde entier connu alors, de la Sicile à l’Afrique du Nord, de la Péninsule Balkanique à l’Asie Mineure, de l’Inde à l’Afghanistan -- où Alexandre s’était arrêté.

Les Grecs ne possédaient pas les langues de leurs nouveaux sujets, mais réalisèrent que, pour les dominer, il fallait les comprendre, et que, pour les comprendre, ils devaient, d’une part, connaître leur histoire, et, d’autre part, traduire et collecter leurs livres.

Les livres sacrés firent l’objet d’une attention toute particulière, la religion reflétant l’âme même des populations.
Le prêtre Maneton d’Héliopolis fut chargé de recueillir l’histoire de l’Egypte ; de même, Mégasthène fut chargé par Séleucos d’écrire l’histoire de l’Inde.

Fleurirent ensuite des bibliothèques royales dans toutes les capitales hellénistiques.
Le roi de Libye, grand admirateur de Pythagore, était collectionneur de livres.

Eumène, fils d’Attale, construisit la bibliothèque de Pergame* ; là, à la différence d’Alexandrie, les œuvres n'étaient pas expurgées; les stoïciens étaient en effet partisans du concept de l'«anomalie» : on ne modifiait pas une œuvre même si elle comportait des bizarreries.

Posidônios, par exemple, pensait que la description du bouclier d’Achille décrivait en réalité les dix cercles du ciel, et que dans les vers d‘ Homère on pouvait déchiffrer une théorie des marées.
En l’absence des œuvres d’Aristote, commencèrent à circuler des pseudo œuvres aristotéliciennes, certaines appréciées et commentées même si on les considérait comme des faux.

A Alexandrie

Au temps de Ptolémée Sôter, Hécatée d’Abdère visite l’Egypte et décrit son voyage dans Histoires d’Egypte.
On institua le Musée [musèion, la maison des Muses ou des arts], dirigé par Zénodote d’Ephèse.

Démétrios de Phalère, contraint de quitter Athènes par Démétrios Poliorcète, parvint à Alexandrie et convainquit Ptolémée de construire une Bibliothèque Royale, annexée au Musée.
Démétrios et Aristeas persuadèrent en outre Ptolémée de faire traduire La Bible de l’hébreu en grec.

Quelques millions de vers de Zarathoustra avaient déjà étaient traduits (en comparaison, l’ Iliade et l’Odyssée contenaient quelques petites dizaines de milliers d’hexamètres).

Soixante-douze doctes hébreux, envoyés par Jérusalem, six pour chacune des tribus, banquetèrent pendant sept jours avec Ptolémée Sôter puis furent isolés à sept stades de la ville sur la petite île de Pharos.

Il y traduisirent La Bible en grec en 72 jours !

Ptolémée III avait une femme macédonienne, Eurydice, fille d’Antipatros (soutenue par Démétrios , ami de son père), et une femme Bérénice de Cyrène (celle de la « Chevelure ») , soutenue par Callimaque, lui aussi originaire de Cyrène.

Quand le trône revint à un fils de Bérénice, Callimaque accéda à tous les honneurs, et put finalement faire venir de Cyrène l’omniscient Eratosthène.

Les volumes brûlés par César

Ptolémée Aulète, le fou, fut rétabli sur son trône par ses « amis » romains (contre 6000 talents versés à César !).

À la même époque Diodore de Sicile écrivit à Alexandrie sa Bibliothèque historique en 40 volumes. Il n’ utilisa pas la bibliothèque du Musée, mais celle publique du Serapeum (dans l’enceinte du temple de Sérapis), qui rassemblait par ailleurs les meilleures œuvres – 42.800 à l’époque de Callimaque.

César essaya de réconcilier Ptolémée XIII et Cléopâtre, mais tomba dans un guet-apens tendu par deux conseillers du roi : le généralissime Achillas et l’eunuque Potinos, qui soulevèrent la population.

César s’en tira de justesse en s’enfermant dans le palais royal, en donnant l’ordre d’incendier les navires alexandrites dans le port** et en se réfugiant ensuite dans le Phare.

Selon la description de Lucane (la seule digne de foi) les livres conservés dans la bibliothèque ne brûlèrent pas.

Cléopâtre dut épouser un autre frère, Ptolémée XIV (éliminé par la suite), mais eut en fait un fils de César, surnommé Césarion.
[ Il n’a jamais été prouvé qu’Antoine eût promis à Cléopâtre les volumes de la bibliothèque de Pergame ].

En 31 av. J.C., Octavien battit Antoine et Cléopâtre, assuma personnellement la gestion de la « province d’Egypte » et nomma le directeur du Musée.

[ Vingt après la « nuit de César », Strabon passa cinq ans à Alexandrie. Il y composa une œuvre historique La Continuation de Polybe, perdue, et la fameuse Géographie, mais ne fit aucune mention des volumes incendiés ].

La fin de la grande bibliothèque

En 640, an 22 de l’Hégire, l’émir 'Amr ibn Al-'As conquit une Alexandrie intacte.

Il écrivit au calife Omar qu’il y avait trouvé 4000 palais, 4000 bains publics, 400 théâtres et autres lieux de divertissement, 12.000 commerces fructueux et 40.000 Hébreux de diverses tribus.

Il fit démanteler une partie des murs d’enceinte et des tours, et construire la Mosquée de la Clémence ; il interdit à ses hommes de se livrer au saccage.

L’émir n’était pas un illettré et se fit raconter par le vieux Jean Philopon et par le conservateur Philarète l’histoire de la bibliothèque. Voici l’histoire :

" Ni César ni Octavien n’ont causé de dommages à la bibliothèque.

En 350 après J.C., en revanche, Alexandrie fut conquise par Zénobie, reine arabe de Palmyre, qui se prétendait descendante de Cléopâtre. L’empereur Aurélien en personne reconquît Alexandrie et le quartier du Bruchion, où se situait la bibliothèque, subit les dégâts les plus importants.

Quelques années plus tard, Dioclétien mit également la cité à sac. Le Musée, à peine restauré par Diophante, subît probablement de graves ravages.

En 391, les chrétiens détruisirent tous les temples païens, y compris le splendide temple de Sérapis.

Théon, père d’Hypatie, fut le dernier directeur du Musée. Hypatie fut lynchée en 415 par une foule de chrétiens fanatisés par le patriarche Cyrille.

Alexandrie fut occupée plus tard par le perse Chosroes, combattu en vain par l’empereur Héraclius de Byzance.

Les rouleaux avaient disparu depuis longtemps, remplacés par des copies sur parchemin, plus ou moins fidèles aux originaux ".

Mais retournons en 640.

L’émir devait demander au calife Omar, le bigot, ce qu’il devait faire des précieux livres alexandrites. Un mois plus tard, environ (le temps nécessaire au voyage), il reçut la réponse suivante :

« … quant aux livres : si leur contenu est conforme au livre d’Allah, nous pouvons nous en passer, du fait que, dans ce cas, le livre d’Allah est plus que suffisant.

Si, en revanche, ils contiennent quelque chose de non conforme au préceptes du livre d’Allah, il n’est aucunement nécessaire de les conserver.
Procède donc à leur destruction. »

'Amr entreprit donc l’œuvre de destruction.

Il fit distribuer les livres dans tous les bains d’Alexandrie où ils furent utilisés comme combustible pour les poêles qui rendaient ces lieux si confortables.

Le nombre ces bains, d’après les écrits du chroniqueur Ibn al-Qifti, était bien connu. On raconte qu’il fallut au moins six mois pour brûler tout ce matériel.

Seuls furent épargnés les livres d’Aristote …

Ainsi s’achève l’histoire de la Grande Bibliothèque, fruit des efforts de générations de souverains et de lettrés.

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* Le dernier roi de Pergame laissa son règne « en héritage » à Rome ; s’ensuivit une révolution menée par Andronic.
** Brûlant, par la même occasion, certains entrepôts contenant entre autre des livres (N.d.t.).

Extrait de : La biblioteca scomparsa, de L. Canfora